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Il Brooklyn Italians, la squadra di calcio americana fondata da italiani

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Italians si occupa, per l’appunto, di italiani all’estero e noi di Mondiali.it ci siamo focalizzati sui quei sportivi che “difendono” il tricolore in terra straniera.

Oggi vogliamo raccontarvi la storia di chi ha esaltato l’azzurro italiano tanti anni fa e ha radicalizzato il calcio italiano sul territorio americano.

Si tratta del club calcistico del Brooklyn Italians Soccer Club, squadra con sede nella metropoli New York nell’omonimo quartiere di Brooklyn. Il team ha una storia di quasi 70 anni, in effetti è stata fondata nel 1949 da un folto gruppo di migranti italiani del secondo dopoguerra, capitanati dal signor John DeVivo. Attualmente il club milita in NPSL, National Premier Soccer League (quarta divisione nazionale americana).

La dirigenza di questa bella società ha voluto raccontarci qualche pillola della sua grande storia.

Fondata nel ’49 come sono state gettate le prime basi?

Dopo il secondo conflitto mondiale, sono stati tantissimi gli italiani che sono venuti in America a cercar fortuna e lavoro. Alcuni di questi immigrati italiani formarono prima un club sociale, e poi dal club sociale crearono una vera e propria squadra di calcio che sfidava sia altre squadre italiane di club sociali, altri team di altre nazionalità d’origine come: tedeschi, ungheresi, irlandesi, ecc…

Sono ancora in vita alcuni italiani ideatori del club?

Certo! Due degli storici fondatori: Carmelo Ullo e Jerry Valerio sono ancora pienamente attivi nel nostro ambiente, regolarmente vengono a farci visita nei campi di allenamento e durante i match di campionato.

Come si è sviluppata la società nel corso degli anni?

Ora la dirigenza del club è molto più piccola, con i vari soci che si spostano in New Jersey e in altri quartieri periferici. Attualmente la maggior parte del nostro lavoro è con la nostra sezione giovanile della squadra di calcio. Tuttora contiamo oltre 500 bambini di età compresa tra 4-18 a giocare a calcio. Vogliamo farli crescere con la cultura calcistica. Tuttavia ora non c’è più quella concezione di pura italianità presente in squadra, ma ci è piaciuto aprire anche ad altre culture ed etnie.

Ci sono storie particolari di immigrati che hanno preso parte della fondazione del club?

Nel corso della storia del nostro club ci sono state tantissime situazioni diverse e particolari. Ultimamente abbiamo avuto alcuni giocatori haitiani, di 13 e 15 anni, fuggiti da Haiti in cerca di una vita migliore. Il terremoto del 2010 e la carestia del piccolo Paese hanno costretto molte persone a scappare via. Questi due ragazzini sono venuti ad allenarsi con le nostre squadre giovanili e li abbiamo messi sotto contratto. Abbiamo poi scoperto che dormivano da senzatetto nel Prospect Park e quindi abbiamo cercato di aiutarli, prima ospitandoli per poi trovar loro una famiglia che li adottasse.

Nel corso della storia, dal punto di vista calcistico, quali sono stati e quali sono gli obiettivi della squadra?

Lo scopo primario per il club giovanile è quello di fornire innanzitutto un luogo sicuro per i bambini di Brooklyn per imparare l’educazione e giocare insieme. Quindi, vogliamo aiutare i nostri ragazzi ad andare all’università con gli allenatori del college.
Dopodiché, vogliamo offrire opportunità ai giocatori che sono abbastanza bravi da giocare a livello professionistico. Lo facciamo attraverso il passaggio alla nostra prima squadra, in cui molti giocatori che hanno fatto bene, hanno poi intrapreso carriere professionali di successo.
L’obiettivo della nostra prima squadra è quello di far diventare la squadra composta al 50% da giovani laureati di Brooklyn italiani entro il 2025. Nella nostra ultima partita, abbiamo finito la partita con sei giocatori attuali o ex giocatori della squadra giovanile sul campo, che è qualcosa di cui siamo molto orgogliosi. La nostra prima squadra sta andando molto bene e, inoltre, abbiamo anche la squadra di età media più giovane del campionato.

Avete dei gemellaggi con altre squadre italiane ed europee?

Sì, abbiamo una partnership con il West Ham United in Inghilterra e il Chievo Verona in Italia. Verona sta organizzando un campo per i nostri giocatori.

Fa piacere vedere giocatori come Giovinco, Pirlo, Donadel giocare in MLS?

Sì, è sempre bello vedere grandi giocatori italiani giocare in America dove possiamo vederli e lasciarci insegnare qualcosa. Soprattutto ci piace osservare Sebastian Giovinco che è nel pieno della sua carriera e potrebbe ancora giocare per uno dei migliori club d’Europa.

Crede che la società possa crescere negli anni?

La squadra di calcio del club sta andando sempre meglio ogni giorno. La dirigenza deve essere sempre all’altezza e il progetto è quello di ottenere un maggior numero di genitori di giocatori giovanili coinvolti nel club n modo che ciò possa incrementarne la stabilità finanziaria.

Cosa si aspetta in un futuro prossimo? Sia da parte sua che da parte del club?

Per il club, abbiamo l’obiettivo di avere il 50% della nostra prima squadra composta da giovani laureati entro il 2025. Continueremo a crescere e migliorare i nostri team e giocatori, rafforzando la nostra filosofia e metodologia ogni anno. Per me, non sono sicuro di cosa riserva il futuro. Sono convinto che se lavori duro oggi, domani ci sarà il successo. Mi piacerebbe lavorare in Italia un giorno in futuro.

Dario Sette

Giornalista professionista, cura “Italians”, rubrica che parla di sportivi italiani che si sono affermati all’estero. E chissà magari, Ivanka Trump, la prossima volta non confonderà più Giorgio Chinaglia, ex attaccante di Lazio e New York Cosmos, per un santo.

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