Curiosità sportive

Curiosità sportive: Storie di sport, a volte poco conosciute. Approfondimenti, focus e considerazioni su avvenimenti sportivi legati ai Mondiali.

“Lontani dal mondo, 24 grandi del calcio si sfidano in un torneo segreto. Otto squadre, una sola regola”…e poi parte la voce calda e bassa di Éric Cantona che ammonisce:

Chi segna il primo gol, vince

Intanto, in sottofondo si carica la musica, la colonna sonora di questo spot e di quell’estate:  “A Little Less  Conversation”, un classico di Elvis Presley nella versione remixata da Junkie XL. Siamo nel 2002, mancano pochi mesi al Mondiale in Corea e Giappone e nei campetti rionali e nei parchi dei quartieri, giovani emulatori provano e replicare la giocata di Roberto Carlos o qualche altro colpo magico degli altri 23 calciatori. Senza pallone argentato, però.

Nel 2002 la Nike fa centro con una campagna pubblicitaria destinata a segnare un’epoca, sulla scia di quella dell’anno precedente e del 2000 (che vi invitiamo ad andare a vedere). Si chiama The Secret Tournament, ma poi ha preso altri nomi come “The cage” (la gabbia) per via della location particolare o “Scorpion KO” che poi è l’icona e il simbolo del brand.
La trama è incentrata su un torneo  “clandestino” di calcio cui partecipano otto squadre composte ciascuna di tre fra i migliori giocatori del mondo. Le partite si svolgono in una gabbia metallica all’interno di una nave e vale una sola regola: passa il turno chi segna per primo. Arbitro, commentatore e padrone di casa è l’ex campione del Manchester United, Éric Cantona, solito sin dal 1994 (lo spot del palo di Ronaldo nell’aeroporto) apparire come cameo. Il destino dei perdenti? Ritornare a riva, nuotando.

Ma come mai riproporre questo pezzo d’antologia a distanza di tre lustri? Con la notizia del ritiro a 37 anni di Tomas Rosicky, di fatto, tutti e 24 calciatori di questa mini-saga hanno appeso le scarpe al chiodo. Anche Ronaldinho, che da svincolato giocava tornei di esibizione, ha ufficialmente salutato il futebol il 16 gennaio 2018. Ma con l’ultima sinfonia del piccolo Mozart, finisce un’era, forse già abbondantemente chiusa calcisticamente.

Il ceco, dal talento cristallino quanto di cristallo era il suo fisico, faceva parte del trio “Tutto bene” assieme a Fabio Cannavaro e a Rio Ferdinand, eliminato subito ai quarti dagli ispanici “Equipo del fuego” composto da Claudio Lopez, Gaizka Mendieta (!) ed Hernan Crespo. E chi vinse poi la finale? La spuntarono Henry, Totti e Nakata con una “mandrakata” del francese e dell’italiano che beffarono al calcio d’inizio Figo, Ronaldo e Roberto Carlos.

 

A dire il vero, allo spot principale ha fatto seguito un sequel, dal nome eloquente “The Rematch”. Le due squadre che avevano giocato la finale si contednono una rivincita, seppur con regole diverse: si gioca nello scafo, senza più gabbie o catene e con le porte disegnate. Altro estremo: vince chi arriva a 100 gol segnati. Le due squadre, ovviamene, arrivano al 99 pari e poi succede questo:

 

La discesa libera di Bad Kleinkirchheim è stato un trionfo azzurro, con il podio tutto italiano delle nostre sciatrici Sofia Goggia, Federica Brignone e Nadia Fanchini.

Un tripudio tutto italiano per le tre campionesse che hanno saputo tenere a bada tutte le avversarie. È la terza tripletta che capita nella storia dello sci femminile. Nel 2017 c’è stata la vittoria ad Aspen dove ancora Federica Brignone e Sofia Goggia sono state protagoniste, insieme a Marta Bassino.

Un trionfo “rosa” che aveva interrotto un digiuno lungo ben 21 anni. Sì perché era dal lontano 2 marzo 1996 che tre italiane salivano tutte su un podio di Coppa del Mondo di sci. C’è da dire che è un evento abbastanza raro, ma per quest’anno ci sono i presupposti per continuare a fare bene, magari anche alle Olimpiadi di PyeongChang 2018.

In quella festa dello sport del 1996 le storiche campionesse furono Deborah Compagnoni, Sabina Panzanini e Isolde Kostner nel Gigante. Un successo che non era mai arrivato prima, nemmeno ai tempi gloriosi della Valanga Rosa (a cavallo tra anni ’70 e ’80), parallelamente a quelli che furono i successi maschili della Valanga Azzurra.

A Narvik, in Norvegia, fu una vera e propria impresa. Esaltata dalla stampa del periodo, quel 2 marzo fu ridefinita come la giornata della “Festa delle donne” che si sarebbe festeggiata qualche giorno più tardi.

A guidare quel trio vincente fu l’allenatore, Daniele Cimini, che indirizzò al meglio le tre azzurre capeggiate dalla grande Deborah Compagnoni.

In effetti prima di quel giorno non era mai successo, nella lunga avventura dello sci femminile, che tre azzurre salissero tutte insieme sul podio.

Quel trionfo nel Gigante maturò nella seconda manche, grazie al gran recupero di Isolde Kostner, solo nona dopo la prima frazione. Una gara perfetta quella dell’allora ventenne bolzanina, la quale riuscì a recuperare sei posizioni, soprattutto nella parte finale. Fu il miglior risultato, fino a quel momento, della giovane altoatesina in un gigante.
La Compagnoni e la Panzanini, invece, confermarono quanto di buono fatto nella prima uscita. In realtà Deborah Compagnoni dovette compiere un vero e proprio miracolo per rimediare ad un errore nella parte alta del tracciato. La campionessa mondiale riuscì a rimanere in traiettoria con un numero di alta acrobazia che ricordò quello di Alberto Tomba in Sierra Nevada: si rimise in linea poco prima di imboccare la porta successiva e riprese a spingere con più vigore per recuperare il tempo perduto.

Fu una gara mozzafiato che portò innanzitutto serenità nell’ambiente azzurro ma anche tanta soddisfazione tra gli appassionati e tifosi italiani.

La speranza è quella di continuare a vivere queste tipo di emozioni che solo lo sport sa offrire.