Curiosità Mondiali

Metti una sera Brasile – Urss a Siviglia

Google+ Pinterest LinkedIn Tumblr

All’inizio di ogni Mondiale il Brasile è inserito di diritto nella rosa dei favoriti, se non addirittura additato come la squadra da battere. Spagna ’82 non fa eccezione e ci sono una serie di validi motivi: Arthur Antunes Coimbra detto Zico, stella assoluta del Flamengo che fa gola a molte società italiane; Paulo Roberto Falção, che in Italia ha giocato la stagione appena passata facendo fare un ulteriore balzo in avanti in termini di qualità alla già competitiva Roma di Liedholm;  Socrates, il Dottore, leader del Corinthians che sta sperimentando una gestione democratica dello spogliatoio in un periodo in cui il Brasile è ancora in mano ai militari; Leo Junior, che a Torino farà il regista difensivo dai piedi eccelsi, ma che al Flamengo gioca sulla fascia per la sua abilità nei cross; Eder, giocatore dell’Atletico Mineiro un po’ meno fantasioso dei quattro compagni di squadra sopracitati, ma in possesso di un sinistro potentissimo.

 

L’esordio della verde-oro è previsto al Sanchez Pizjuan di Siviglia in data 14 giugno. Avversaria è l’Unione Sovietica di Oleg Blokhin, Pallone d’Oro nel 1975, anno in cui con la Dinamo Kiev aveva trionfato in Coppa delle Coppe e nella Supercoppa Uefa, e del blocco georgiano della Dinamo Tbilisi, che la Coppa delle Coppe l’ha vinta invece nel 1981: ci sono i difensori Sulakvelidze e Chivadze, quest’ultimo anche capitano, il centrocampista offensivo Daraselja, che a dicembre del 1982 troverà la morte in un incidente stradale, e Ramaz Shengelja, attaccante dalle non grandi doti fisiche ma con un buon fiuto del gol.
Pronti via e Zico si produce una bella percussione centrale. Il Galinho tira e Rinat Dasaev, portiere dello Spartak Mosca, risponde senza paura: l’impressione è che sarà un bel match, ma che alla fine la Seleção non avrà difficoltà a vincere. Forse una sorta di riedizione di Brasile contro Jašin del 1958.

In effetti, per Dasaev sarà una serata da ricordare, il suo “debutto” sulla scena internazionale, l’inzio di una carriera il cui profilo seguirà in tutto e per tutto ascesa e declino della Nazionale con la scritta CCCP sulla maglietta. Ma, a dire la verità, nel resto del primo tempo il portiere non deve compiere parate molto difficili, si trova sempre ben piazzato e poi ha la fortuna che come terminale del gran gioco macinato dai brasiliani si ritrovi sempre Serginho, autentica ira di Dio in patria -è accreditato di 242 reti in 399 presenze col San Paolo tra il 1973 e il 1982-, ma decisamente impreciso nella serata sivigliana. E non solo…

Le cose per i verde-oro peggiorano decisamente quando i sovietici cominciano a mettere la testa fuori. Un fallo da rigore su Shengelija viene beatamente ignorato dall’arbitro spagnolo Lamo Castillo, poi al 34′ un tiro innocuo di Bal non viene trattenuto da Valdir Peres e finisce dentro.
I presenti allo stadio e gli avversari alla TV capiscono in quel preciso momento il bug di quella Seleção mondiale: ché se hai un attaccante che non segna ma tanti uomini di classe, allora prima o poi la butti dentro lo stesso; ma se hai un estremo difensore che non ti dà sicurezza, per vincere di gol te ne serviranno sempre tanti. Vedi Sarrià qualche settimana dopo…

Continua la lettura su Calcio Romantico

Più che le storie che raccontiamo, romantiche sono la cura e la passione per la ricerca che ci mettiamo nel raccontarle. E anche adesso che l’informazione mainstream sta lucrando sulla narrazione mitizzata del passato, noi continuiamo a dirci romantici. Anche se il calcio romantico non è mai esistito.

Comments are closed.