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Daniele De Quarto

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Il 23 febbraio, in Russia, è il Giorno dei difensori della Patria, una festa nazionale nella quale gli uomini, considerati tutti potenziali soldati, ricevono auguri e regali. Ma è stata una donna, anzi una ragazzina, che proprio nella giornata odierna ha reso gloria alla Russia: la quindicenne Alina Zagitova, vincitrice, nel pattinaggio artistico, della prima medaglia d’oro russa alle olimpiadi di PyeongChang 2018.

La giovanissima Alina, costretta come tutti i suoi connazionali a gareggiare sotto le insegne dell’Oar (Olympic Athletes from Russia), aveva già concluso il programma corto al comando della classifica, mentre grazie all’ultima prova del programma libero femminile, eseguita sulle note del Don Chisciotte di Ludwig Minkus, ha totalizzato 239,57 punti, suo nuovo primato personale.

Un successo ottenuto in un clima non certo favorevole per gli atleti russi in generale, ed in particolare per la stessa Zagitova, fermata tre giorni subito dopo l’inizio della sessione di allenamento per un controllo anti doping a sorpresa.

Mentre Alina Zagitova diventava la seconda più giovane campionessa olimpica di tutti i tempi, un’altra atleta russa, Evgenia Medvedeva, campionessa del mondo in carica, conquistava la medaglia d’argento, con il punteggio totale di 238,26.

Tuttavia la diciannovenne moscovita non ha potuto trattenere le lacrime per la mancata conquista del gradino più alto del podio, un traguardo che ad inizio stagione sembrava dover essere suo; probabilmente l’infortunio occorsole prima della finale del Gran Prix ha condizionato la sua preparazione e quindi il suo percorso in queste olimpiadi invernali.

La sfida tra le due atlete russe potrebbe presto rinnovarsi il mese prossimo in occasione dei mondiali di Milano, dove la Medvedeva sarà chiamata a difendere il titolo iridato conquistato nelle due precedenti edizioni.

Il terzo gradino del podio è stato conquistato dalla canadese Kaetlyn Osmond, mentre la nostra Carolina Kostner ha chiuso al quinto posto, suo secondo miglior risultato olimpico dopo la medaglia di bronzo di Sochi 2014.

Che quelle di PyeongChang sarebbero state olimpiadi difficili, in Russia ne erano consapevoli tutti. Costretti a gareggiare sotto la bandiera neutrale dell’Oar (Olympics Atheletes from Russia) per via del cosiddetto “doping di Stato” risalente a Sochi 2014, per gli atleti russi, ancora a caccia del primo oro, i problemi sembrano non finire mai.

È di due giorni fa la notizia della positività al meldonio di Alexander Krushelnytsky, fresco vincitore della medaglia di bronzo nel curling doppio misto insieme alla moglie Anastasia Bryzgalova. Una storia poco chiara sin dall’inizio (il meldonio non influirebbe sulle prestazioni sportive, a maggior ragione in uno sport come il curling) che in queste ore si sta tingendo ulteriormente di giallo: lo stesso Krushelnytsky, in precedenza mai risultato positivo, ha infatti accusato un compagno di squadra di averlo sabotato versandogli nella bevanda la sostanza vietata per vendicarsi del fatto di non essere stato selezionato per le olimpiadi.

Sempre due giorni fa la campionessa di pattinaggio artistico, la quindicenne Alina Zagitova, è stata sottoposta ad un test antidoping a sorpresa, pochi minuti dopo aver iniziato gli allenamenti. Un modus operandi che non è stato gradito dalla delegazione russa, secondo la quale Alina avrebbe dovuto terminare la sua sessione di allenamento, prima di sottoporsi a tutti i controlli richiesti.

Intanto appare ancora lontana la risoluzione della controversia tra Russia e Comitato olimpico internazionale sul pagamento a quest’ultimo di una multa da 13 milioni di euro per finanziare la lotta al doping, un requisito che, insieme al rigoroso rispetto delle norme etiche avrebbe potuto riabilitare la compagine russa e permetterle di sfilare sotto le proprie insegne durante la cerimonia di chiusura.

Ma Mosca, come recentemente confermato dallo stesso capo delegazione russo a PyeongChang 2018, Stanislav Pozdnyakov, aveva già comunicato l’intenzione di pagare la sanzione dopo la cerimonia di chiusura, per avere la certezza di poter sfilare con i propri vessilli. Un braccio di ferro che nei prossimi giorni dovrà inesorabilmente concludersi, vedremo a favore di chi.

La conferma è arrivata in mattinata. Alexander Krushelnytsky, 25 anni, originario di San Pietroburgo e fresco vincitore della medaglia di bronzo nel curling doppio misto assieme alla moglie Anastasia Bryzgalova, è risultato positivo al meldonio alla prova B del test antidoping.

Già ieri era stata diffusa la notizia della non negatività del campione russo ad un primo test ed ora, dopo le definitive controanalisi, effettuate presso il laboratorio accreditato dell’agenzia mondiale antidoping a Seul, la Russia rischia non solo di perdere una medaglia ma anche di vedersi privata della possibilità di sfilare durante la cerimonia di chiusura con i colori della propria bandiera e con la divisa ufficiale preparata prima della sospensione da parte del CIO del 5 dicembre scorso.

Ricordiamo infatti che la Russia è stata esclusa dalle olimpiadi invernali di PyeongChang a seguito del cosiddetto “scandalo del doping di Stato”, ma 168 atleti sono stati dichiarati idonei a partecipare sotto la bandiera neutrale dell’OAR (Olympic Athlets from Russia).

Per quanto riguarda la sostanza incriminata, il meldonio, va precisato che esso viene venduto nei Paesi dell’est come farmaco per curare problemi cardiaci, ma non ha ricevuto il via libera dalla Food and Drug Administration negli Stati Uniti ed è stato inserito dal 1 gennaio 2016, dall’agenzia mondiale antidoping, nell’elenco delle sostanze vietate dall’ordinamento sportivo.

Secondo alcuni esperti e scienziati, come il lettone Ivars Kalvins, il meldonio non migliorerebbe le prestazioni atletiche ma «se parliamo di atleti di sesso maschile, molti di loro lo prendono allo scopo di migliorare le proprie prestazioni sessuali». Tra gli atleti sospesi in passato perché positivi al meldonio figura anche la tennista russa Maria Sharapova.

In attesa di reazioni ufficiali da parte del ministero dello sport russo, tra la delegazione presente in Corea del Sud trapelano rabbia ed incredulità. Il coach, Sergei Belanov ha dichiarato alla stampa:

 

Sarebbe una cosa stupida e Alexander non è uno stupido. Questa sostanza non dà alcun vantaggio nel curling e non credo che un giovane possa prendere un rischio del genere assumendo una sostanza dopante vietata da due anni

22 febbraio 1980, giochi olimpici invernali di Lake Placid, torneo di hockey su ghiaccio. Gli Stati Uniti, approdati alle olimpiadi con una squadra raffazzonata composta prevalentemente da dilettanti e giocatori universitari, affrontano l’Unione Sovietica, grande favorita per la vittoria finale. Nel pieno della guerra fredda (L’URSS aveva da poco invaso l’Afghanistan) va in scena quello che è passato alla storia come il miracolo sul ghiaccio: gli americani battono in rimonta i sovietici per 4 a 3 e dopo l’ulteriore vittoria contro la Finlandia conquistano un oro insperato.

Cambiano i tempi e le circostanze, ma certe rivalità sono dure a morire e anche se non ci è dato ancora sapere chi vincerà il torneo di hockey su ghiaccio a PyeongChang 2018, una cosa è certa: stavolta il “miracolo” non c’è stato.

Le due superpotenze del ghiaccio, si sono incontrate e il verdetto è stato inequivocabile: la Russia, costretta a gareggiare senza nome (si chiama Oar che sta per Olympic Athlet from Russia) né bandiera, ha calato il poker contro gli Stati Uniti, presentatisi ai giochi olimpici senza i giocatori della NHL, la National Hockey League, il principale campionato al mondo per club.
Una vittoria, ottenuta grazie alle marcature di Nikolai Prokhorkin e Ilya Kovalchuk, entrambi autori di due doppiette, di fondamentale importanza, che ha permesso alla Russia di conquistare il primo posto del girone B, complice anche la contemporanea vittoria della Slovenia sulla Slovacchia, e quindi la qualificazione diretta ai quarti di finale.

Il coach americano Tony Granato:

Ero furioso perché a due minuti dal termine e già sul punteggio di 4 a 0, la Russia ha schierato la sua migliore cinquina. Spero di incontrarli nuovamente, la prossima volta il risultato sarà diverso

Vyacheslav Fetisov, due volte medaglia d’oro olimpica nonché ex ministro dello sport russo:

In queste olimpiadi non abbiamo rivali all’infuori di noi stessi

Dopo la partita forse c’è da credergli.

L’esordio a PyeongChang 2018 non è stato certo dei migliori per la nazionale olimpica russa di hockey su ghiaccio maschile, sconfitta per 3 a 2 dalla Slovacchia dopo un iniziale doppio vantaggio. Tuttavia l’entusiasmo in patria per il team allenato dal lettone Oleg Znarok non sembra averne risentito e l’obiettivo rimane quello della vigilia: il gradino più alto del podio.

D’altronde, come recita un detto popolare russo: “Un’olimpiade senza oro nell’hockey è come una festa di matrimonio senza alcolici”. Che la Russia sia la favorita per la vittoria finale nel suo principale sport nazionale, se ne sono accorti anche negli Stati Uniti (anche loro sconfitti ieri per 3 a 2 dalla Slovenia), come scritto tre giorni fa dal New York Times.

Infatti, come ricordato dal quotidiano a stelle e strisce, la Nhl (National Hockey League) aveva già annunciato ad aprile che non avrebbe osservato alcuna pausa durante i giochi olimpici, adducendo come motivazioni il rischio di infortuni ed il calo dei profitti derivanti da sponsor in un periodo dell’anno in cui la concorrenza di calcio e basket è più blanda, impedendo di fatto la partecipazione alle olimpiadi dei suoi atleti, soprattutto americani e canadesi ma anche svedesi e finlandesi.

La compagine russa invece è costituita quasi esclusivamente da giocatori della Khl, Kontinental Hockey League, secondo campionato per club al mondo, al quale partecipano non solo squadre russe ma anche europee e asiatiche. La gran parte degli atleti presenti a PyeongChang 2018 milita nel CSKA di Mosca e nella SKA San Pietroburgo. Il direttore generale della nazionale canadese, Sean Burk, ha affermato:

Credo che la Russia abbia la squadra più talentuosa, per la prima volta dopo tanto tempo c’è un’unica grande favorita alle olimpiadi

L’ultima medaglia d’oro olimpica conquistata dalla Russia risale ad Albertville 1992, quando i giocatori russi facevano parte di una squadra unificata che comprendeva tutte le ex repubbliche sovietiche.

La notizia era già nell’aria. Qualche giorno fa il vice premier e presidente del comitato organizzatore dei Mondiali di calcio Russia 2018, Vitaly Mutko, aveva infatti annunciato che la Russia avrebbe organizzato “olimpiadi alternative”, dopo la fine di Pyeongchang 2018, ma senza fornire ulteriori dettagli né conferme.
La delusione per l’esclusione di circa 70 rappresentanti dello sport invernale russo, compresi gli atleti paralimpici, decisa in sede d’appello dal Tas, il tribunale arbitrale sportivo di Losanna, è stata cocente e brucia ancora, per quella che i russi considerano una vera e propria ingiustizia sportiva nei loro confronti.

Ora c’è l’ufficialità: il primo ministro della Federazione Russa, Dmitrij Medvedev, ha firmato il 12 febbraio un decreto governativo con il quale vengono formalmente istituiti giochi olimpici invernali alternativi, da svolgersi a marzo, per la durata complessiva di alcune settimane.
La notizia è stata inizialmente diramata dall’agenzia di stampa Tass e subito rilanciata dai principali quotidiani on line, sportivi e non, della Russia.

Le competizioni riguarderanno cinque diversi sport, sci, biathlon, bob, short track e pattinaggio di velocità su ghiaccio e potranno prendere parte non solo gli atleti russi esclusi da Pyeongchang 2018, ma anche atleti stranieri che manifesteranno l’intenzione di parteciparvi. Le città candidate ad ospitare le gare sono San Pietroburgo e Chanty-Mansijsk.

Ecco le parole di Medvedev alla stampa russa:

Ho firmato il decreto per mantenere inalterato il potenziale degli sport invernali, sostenere i nostri atleti e consentire loro di esprimersi e dimostrare al mondo le loro capacità; speriamo che questo aiuti a compensare quei problemi che hanno affrontato i nostri atleti

Il vice primo ministro Vitaly Mutko, aggiungendo che le stesse competizioni si terranno nelle discipline paralimpiche, ha aggiunto:

È stato istituito un fondo premi adeguato per premiare gli atleti vincitori delle olimpiadi

Sono state rese pubbliche le sedi dei ritiri delle nazionali partecipanti alla Coppa del Mondo del 2018, in programma in Russia dal 14 giugno al 15 luglio. Vediamole insieme.

Russia, regione di Mosca, base sportiva Novogorsk – Iniziamo dai padroni di casa. La compagine russa sarà ospitata a Novogorsk, nella regione di Mosca e si allenerà nello stadio della Dinamo.

Portogallo, regione di Mosca, Kratovo. UTC “Saturno” – La squadra nazionale portoghese durante la Coppa del Mondo 2018 avrà sede a Kratovo, nella regione di Mosca. Il centro di addestramento di Kratovo era stato precedentemente prenotato dai portoghesi ad agosto 2016.

Argentina, Regione di Mosca, Bronnitsy. Centro di formazioneBronnitsy – Il confronto tra Lionel Messi e Cristiano Ronaldo proseguirà a distanza ravvicinata: infatti la nazionale argentina sarà ospitata vicino a quella portoghese. L’edizione locale di La Nacion definisce la base un posto conveniente, con 12 campi di allenamento a disposizione.

Belgio, Regione di Mosca, Nakhabino.Guchkovo Sports Club – La stampa locale definisce l’area del villaggio di Nakhabino, situata a 35 km dalla città, il sobborgo verde della capitale. “Un hotel affascinante, anche se un po’ vecchio stile, con un vasto territorio”.

Brasile, Sochi, Swissotel,Stadio Yug Sport – La squadra brasiliana ha scelto la regione meridionale della Russia che si affaccia sul Mar Nero. L’hotel a Sochi è quasi un luogo ideale per i brasiliani abituati a temperature più miti. C’è un’uscita privata sulla spiaggia e un campo da allenamento un minuto a piedi.

Inghilterra, San Pietroburgo, villaggio Repino, stadio Spartak,ForRestMix Club Sport & Relax – La nazionale inglese risiederà in un hotel di lusso a circa 30 km dal centro di San Pietroburgo. La stampa inglese è già riuscita a fare una revisione completa della futura base della squadra nazionale a San Pietroburgo. Probabilmente, la scelta di questo hotel è stata compiuta perché lontano da occhi indiscreti.

Polonia, Sochi, Stadio Sputnik Sport – La nazionale polacca ha infine deciso di alloggiare a Sochi. I giocatori si sistemeranno nell’hotel “Hyatt” e si alleneranno nel centro “Sputnik-Sport”. La stampa polacca ha già sottolineato la convenienza della sua posizione a soli 200 metri dalla costa del Mar Nero.

Francia, Regione di Mosca, villaggio Istra. Hilton Garden Inn New Riga, StadioGlebovets – L’Hotel Hilton, che ospiterà la squadra nazionale francese, si trova nella regione di Mosca Istra, a 60 chilometri a ovest della capitale. “Questa è una piccola città con una popolazione di circa 35.000 persone, ed è conosciuta soprattutto grazie al Monastero di Nuova Gerusalemme, visitato da pellegrini provenienti da tutto il mondo”, scrive entusiasta la stampa locale.

Perù, Mosca, SheratonMoscowSheremetyevo, Stadio Arena Khimki – La nazionale sudamericana alloggerànon lontano dall’aeroporto di Sheremetyevo. Lo stadio è la “Khimki Arena”, familiare ai tifosi non solo russi per le prestazioni delle squadre di Mosca del CSKA e della Dinamo.

Svizzera, Togliatti. ToliattiResort, stadio Torpedo – La squadra svizzera durante i campionati del mondo si godrà la vista del fiume più lungo d’Europa, il Volga. Ha infatti scelto lo stadio Torpedo di Togliatti.

Danimarca, Anapa. Beton Brut Resort, stadio Pontos – Per preparare le partite della Coppa del Mondo, la Danimarca ha scelto un nuovissimo hotel ad Anapa. “La logistica per noi era un fattore primario. Questa opzione di alloggio ci consente di raggiungere l’aeroporto e il campo di allenamento in 10 minuti.

Croazia, San Pietroburgo. ForestRhapsodyResort, stadio Roshina Arena – Il resort “Foresta Rhapsody” si trova a 60 chilometri da San Pietroburgo, nei pressi di un lago, circondato da boschi di pini: un’atmosfera idilliaca per il soggiorno della squadra nazionale croata.

Messico, Novogorsk. Base di allenamento “Novogorsk-Dynamo” – La base “Dynamo” a Novogorsk è considerata un boccone prelibato da molte squadre. Erano interessati anche i tedeschi, ma il Messico li ha battuti sul tempo.

Uruguay, Nizhny Novgorod. Centro sportivo “Borsky” – Il team uruguaiano ha scelto Nizhny Novgorod come base. Nel territorio del centro sportivo “Borsky” c’è un edificio residenziale di quattro piani con 75 camere e due campi di allenamento.

Svezia, Gelendzhik. KempinskiGrand Hotel Gelendzhik, stadio Spartak – L’Hotel Kempinski si trova a Gelendzhik, vicino Sochi, “a pochi passi” dal mare, afferma la stampa locale. I principali servizi che il complesso offre – spa, ristoranti e bar e la spiaggia sono a pochi passi dall’hotel.

Egitto, Grozny Cecenia. Hotel Grozny City, stadio Akhmat Arena – La squadra nazionale egiziana avrà sede a Grozny, in Cecenia. Per allenarsi gli egiziani usufruiranno dello stadio “Ahmat-Arena”.

Costa Rica, San Pietroburgo. Hilton Saint Petersburg ExpoForum, stadio Olimpiets – La scelta di San Pietroburgo come base per la Coppa del Mondo è stata confermata dal presidente della federazione calcistica costaricana Rodolfo Villalobos. “La base ci soddisfa a tutti gli effetti: è un nuovo hotel, lontano dagli sguardi indiscreti. Ciò consentirà ai giocatori di prepararsi per il torneo in un ambiente tranquillo”, ha dichiarato.

Germania, periferia di Mosca, Vatutinki. Base sportiva e di allenamento del CSKA – La squadra tedesca per molto tempo non ha potuto decidere dove risiedere durante la Coppa del Mondo. Infine è stata scelta Mosca. I campioni del mondo in carica vivranno nel territorio del Complesso Ricreativo di Vatutinki.

Tunisia, regione di Mosca, villaggio Primo Maggio. Imperial Park Hotel & SPA, stadio Stroitel – L’Imperial Park Hotel & SPA si trova 24 km a sud-ovest di Mosca in una pineta, vicino al fiume Desna e agli stagni. Questo è un hotel alla moda e l’unico a cinque stelle nella regione di Mosca. L’Imperial Park Hotel & SPA vanta un’esclusiva interni lussuosi ed eleganti. La base di allenamento per il team tunisino si trova a 20 chilometri dal complesso sportivo alberghiero “Stroitel” a Naro-Fominsk.

Serbia, Svetlogorsk. FalkeResort, base di allenamento Baltia – La Federcalcio della Serbia ha scelto la propria base a Svetlogorsk nei pressi di Kaliningrad. La squadra sarà ospitataal FalkeResort, e gli allenamenti si svolgeranno alla base di addestramento “Baltico”.

Panama,Saransk. “Olympic Sports Center” – La squadra nazionale di Panama, ai suoi primi mondiali in assoluto, ha scelto come sua base l’Olympic Sports Center di Saransk.

Corea del Sud,  San Pietroburgo. Hotel “Nuovo Peterhof”, stadio Spartak – La nazionale della Corea del Sud ha deciso di risiedere a San Pietroburgo. Come hotel è stato scelto il “Nuovo Peterhof”.

Marocco, Voronezh, stadio Chaika – La squadra nazionale del Marocco ha in programma di viaggiare su un aereo privato tra le tre città che ospiteranno le partite dei mondiali – San Pietroburgo, Mosca e Kaliningrad. L’unica controversia riguarda la presenza, nelle immediate vicinanze, del più vecchio impianto nucleare ancora funzionante della Russia, Novovoronezh.

Spagna, Krasnodar,base di allenamento della squadra sportiva Krasnodar – Gli spagnoli hanno scelto di risiedere a Krasnodar, nel sud della Russia.

Colombia, Kazan, Tatarstan, stadio Sviaga – Kazan, già annunciata come sede dal presidente della Federcalcio colombiana, Ramon Hesurun, è stata confermata come sede del ritiro colombiano.

 

Arabia Saudita, San Pietroburgo, base di preparazione dello Zenit San Pietroburgo – Fino all’ultimo momento la destinazione più probabile era Grozny, il capoluogo della Cecenia, ma infine la nazionale saudita ha preferito il Mar Baltico alle montagne caucasiche.

 Iran, Regione di Mosca, Bakovka. Centro di addestramento Lokomotiv Bakovka – La nazionale iraniana risiederà presso la base di allenamento del Lokomotiv Mosca. Anche loro hanno preferito rimanere nei pressi della capitale russa.

Australia, Kazan, la base del club di hockey “AK Bars”, stadio TrudovyjRiservy – La squadra australiana ai campionati del mondo si stabilirà sulla base del club di hockey “AK Bars”. La base è stata riorganizzata per la comodità dei giocatori, in modo che si sentano a casa. Il presidente della Federcalcio australiana ha dichiarato che questa è la migliore sede monitorata finora.

Islanda, Sochi, stadio OlimpGelendzhik – Gli islandesi sono soddisfatti della loro scelta: il complesso olimpico di Gelendzhik nella città di Sochi, sul Mar Nero.

Giappone, Kazan, Tatarstan, base di allenamento del Rubin Kazan – Anche il Giappone ha scelto di alloggiare nel capoluogo del Tatarstan, Kazan. Gli allenamenti si svolgeranno presso il campo del Rubin Kazan.

Senegal, Kaluga, base di allenamento dello Sputnik Kaluga – La città di Kaluga è a 160 km da Mosca, nella regione Kalushkaya. Per la nazionale senegalese sarà quindi un soggiorno comodo dal punto di vista logistico.

Nigeria, Essentuki, regione di Stavropol, Esintuki Arena – La cittadina di Essentuki si trova lungo le pendici del Caucaso ed è tra i principali centri termali di tutta la Russia. La compagine nigeriana ha pertanto compiuto una scelta interessante e originale.